Claes Oldenburg, l’artista che ispirava Dubuffet. Il ricordo di Renato Barilli

Scomparso da poche ore, Claes Oldenburg rivive nel ricordo del critico bolognese Renato Barilli, che sottolinea l’influenza esercitata dall’artista americano su Jean Dubuffet

Claes Oldenburg (Stoccolma, 1929 – New York, 2022) era il mio preferito tra i più importanti Pop artisti statunitensi, per una ragione fondamentale, perché mi pareva derivare dal mio amato e praticato Informale, soprattutto nella versione propria di Jean Fautrier. C’è un mistero nella mia vita, di cui ancor oggi non so spiegarmi le ragioni. È abbastanza noto che ho consacrato parte della mia carriera di critico a celebrare Jean Dubuffet, ma quando dipingevo, cioè negli Anni Cinquanta, fino a uno stop che mi sono imposto nel 1962, seguivo piuttosto Fautrier con dipinti di corpi concentrati, come degli insaccati, che però giù cercavano di spremere fuori da sé delle forme di oggetti comuni. Per cui in seguito ho potuto dire che stavo facendo lo stesso percorso praticato da Oldenburg, l’unico tra i Pop ufficiali a partire da oggetti modellati quasi con le mani e dedicati ai prodotti più banali di qualche self service. E anche in seguito, quando via via gli oggetti si sono precisati e hanno preso i volti di una macchina da scrivere o di un cono gelato o di un orsacchiotto di pelouche, non mancavano mai di essere redatti con qualche concessione all’Informale, ovvero recavano segni di compressioni, slabbrature, deformazioni. Al punto che, nel mio dialogo continuo con Dubuffet, quando egli era ormai stanco di seguire le vie dell’Informale, e aveva inventato le forme estrose del ciclo dell’Hourloupe, gli suggerii di bordeggiare qualche soluzione oggettuale alla Oldenburg.

Jean Dubuffet, Mouchon berloque, 19 giugno 1963, Olio su tela, 114 x 146 cm © 2018 Adagp, Paris_ Siae, Roma

Jean Dubuffet, Mouchon berloque, 19 giugno 1963, Olio su tela, 114 x 146 cm © 2018 Adagp, Paris_ Siae, Roma

JEAN DUBUFFET E CLAES OLDENBURG A CONFRONTO

E infatti, se si considerano gli esiti dell’Hourloupe, c’è tutta la parte riservata al gioco, ovvero alla “turlupinatura” dello spettatore, ma c’è una parte in cui anche lui si misura con gli oggetti quotidiani, teiere, caffettiere, altri oggetti comuni e prosaici. Ma mai dire al grande Dubuffet che forse era stato parzialmente influenzato proprio dagli oggetti banali e comuni di Oldenburg. Credo che la sua strategia (di Dubuffet) basata sull’esaltazione dell’Art Brut fosse una astuta manovra per non pagare dazio, per indicare solo una fonte che non recava danno alla sua immagine, mentre mai avrebbe ammesso di ricevere influenze dall’arte ufficiale. Si aggiunga che perfino la pratica dei monumenti all’aperto, uno dei territori in cui al meglio si è espresso il talento di Oldenburg, non è rimasto senza influssi sul più anziano pittore francese, che ha deciso di inseguirlo anche su quella strada, anche se pur sempre nei modi giocosi previsti dall’Hourloupe. Ma certo i due hanno gareggiato da lontano, e senza ammetterlo, nell’erigere, nel bel mezzo delle città, dei monumenti agli strumenti più banali e volgari, provocandone il riscatto. Forse perfino la massima impresa dubuffettiana su questa via di creare opere plastiche, Villa Falbala, è stata una sfida estrema a quel rivale inconfessato che egli aveva sull’altra sponda dell’Atlantico, dove peraltro aveva preteso di raggiungerlo, innalzando anche lui i suoi obelischi nelle città degli USA.

Claes Oldenburg & Coosje van Bruggen, Leaning Fork with Meatball and Spaghetti II, 1994. Photo Ellen Page Wilson

Claes Oldenburg & Coosje van Bruggen, Leaning Fork with Meatball and Spaghetti II, 1994. Photo Ellen Page Wilson

CLAES OLDENBURG E COOSJE VAN BRUGGEN

Purtroppo la mia volontà di dialogo con Oldenburg, per dirgli tutta la mia vicinanza e ammirazione, ha urtato con la mia scarsa conoscenza dell’inglese, anche se ho tentato, quando potevo qualcosa su Firenze grazie al Psi di Craxi di cui ero esponente, di fargli fare una mostra al Belvedere della città del Giglio, sarebbe stato un esito superbo. Condussi il suo manager, il nostro gallerista Castelli, a un incontro col sindaco della città del Giglio, ma non ne venne fuori lo sperato accordo. Devo dire che quando poi Oldenburg si è risposato con Coosje van Bruggen, non mi pare che dalla loro collaborazione siano venuti fuori esiti felici, la famosa opera eretta a Milano, Piazza Cadorna, Ago filo e nodo, non è del tutto convincente perché i vari elementi sono troppo lontani tra loro, non fanno blocco, inoltre hanno una definizione eccessivamente elegante e raffinata. Per non parlare di un’altra opera come quella della ciliegia sospesa su una cazzuola. Mi pare insomma che la seconda moglie abbia “raddrizzato” troppo la brutalità e forza intrinseca del primo Oldenburg, che comunque resta come punto fisso della nostra storia recente.

Renato Barilli

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Renato Barilli

Renato Barilli

Renato Barilli, nato nel 1935, professore emerito presso l’Università di Bologna, ha svolto una lunga carriera insegnando Fenomenologia degli stili al corso DAMS. I suoi interessi, muovendo dall’estetica, sono andati sia alla critica letteraria che alla critica d’arte. È autore…

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