02/01/2018

Se si spende più per gli animali che per i bambini...

Nascono sempre meno bambini e in concomitanza cresce il “culto” per gli animali domestici.

Che il giusto rispetto e amore per gli animali e la natura degenerino in -ismi (ecologismo e animalismo) assai perniciosi per la salute psicofisica delle persone e – soprattutto – della società è cosa evidente.

Basti vedere i dati riportati da In Terris, e che sono stati pubblicati anche sul quotidiano La Repubblica in occasione dei vari bilanci che tutti fanno  alla fine di ogni anno: «nel mese di dicembre si sono spesi oltre 12 milioni di euro per l’acquisto di cibi e bevande per cani e gatti, 3 milioni per accessori e giochi. Un mercato in costante crescita che al termine del 2017 ha chiuso con un fatturato di 2 miliardi di euro, +3,6% sul 2016, di cui 1,34 miliardi realizzati nella distribuzione moderna (+2,2%) e 620 milioni nei negozi specialisti (+5,1%). In altre parole: la spesa dei cibi per gli animali domestici cresce molto di più rispetto alla spesa per la cura dei bambini o per il cibo per bambini, che si attesta complessivamente intorno a 827 milioni di euro (-3,5% sul 2016), di cui 495 milioni realizzati dal primo comparto (-2,9%) e 332 milioni dal secondo (-4,4%). Nel corso degli ultimi 7 anni (2010-2016), la forbice addirittura si allarga: pet +16% contro bambini -24%».

 Il settore del cibo per animali ha un fatturato milionario ed è in costante crescita: e cominciano a diffondersi aziende piccole e medie dedicate, come la «pasticceria artigianale per animali domestici aperta a Brescia, dove si vendono il “candoro” (fatto di farina di grano tenero, uova, burro,fruttosio, latte, lievito, cocco, zucchero, sale) e il “canettone” gourmet (con anatra e arancia)».

Prosegue In Terris: «Altro mercato redditizio è quello degli accessori e dei giochi. Di ben 20 milioni di euro è il fatturato del 2017, di cui 2,5 milioni di euro realizzati solo a dicembre con un “peso” del 12,1% su base annua. I giochi: rispettivamente 3,7 milioni di euro, 576 mila a dicembre (15,5%). Non manca poi l’abbigliamento: 259 milioni, quasi 90 milioni a dicembre (34,6%). Al primo posto i “confort” con 2,6 milioni nel 2017, di cui 274 milioni fatturati a dicembre (10,4% su base annua)».

Quindi, pare proprio che molti Italiani preferiscano i cuccioli ai bambini.  Certamente cani e gatti sono meno impegnativi (anche se non è detto siano meno costosi...), perché – in ultima analisi – al cane non bisogna spiegare che senso ha la vita e la morte. E forse questo senso non lo hanno capito ancora neanche gli “adulti” di questa generazione.

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